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Un sabato mattina. Un appuntamento segnato in agenda. Un tempo e uno spazio per riprendere fiato e riflettere su di sé. Una comunità per pregare e per condividere ciò che si porta dentro, ciò che si mette in campo tutti i giorni nel proprio lavoro.

Ma non si tratta esattamente solo di un lavoro. Insegnare nella scuola è una vera e propria missione che va vissuta come una vera chiamata di Dio. E insegnare rientra in quel prezioso mondo che è l’educare, il tema centrale del nuovo anno pastorale.

Ecco perché l’intera comunità educante della Scuola Regina Carmeli di S. Maria C. V. ha scelto di impostare il proprio percorso formativo e spirituale dell’anno scolastico sulla tematica: “CONIUGARE IL VERBO EDUCARE CON LA VENERABILE MADRE MARIA DEGLI ANGELI (fondatrice delle Suore Carmelitane di S. Teresa di Torino)”.

Non c’era occasione migliore per approfondire con duplice sguardo (quello delle suore e quello delle insegnanti laiche) il carisma e lo stile ereditato da Giuseppina Operti, Madre Maria degli Angeli, che proprio ha iniziato la sua missione carmelitana accogliendo e prendendosi cura di tante orfanelle. Nella madre è emersa subito l’esigenza di un metodo educativo efficace e intriso di carità per trasmettere alle piccole fanciulle la bellezza di una vita interiore profonda e consapevole, capace di rivolgersi a Dio Padre da figlie predilette e amate, perché abitate dal suo Spirito.

Il messaggio contenuto negli scritti della Fondatrice alle educatrici è ancora valido e attuale, spendibile nella realtà complessa della società di oggi.

Sabato scorso, il 21 ottobre, ci siamo ritrovate attorno al tavolo questa volta non per programmare le lezioni o per accordarci su note tecniche, ma per ricordarci “l’alta e delicata missione di zelo e di fede” a cui siamo chiamate tutte noi che insegniamo.

Dopo aver armonizzato le anime in un unico canto sinfonico con la preghiera delle lodi nella cappella della comunità, monsignor Elpidio Lillo ci ha introdotte alla condivisione di gruppo ponendo l’attenzione sul significato provvidenziale del nostro incontrarci. Non è un caso che ci troviamo insieme, con questi volti, in questo tempo, in questa scuola a collaborare insieme: laiche e consacrate. Guardare alla propria storia con occhi spirituali significa scorgere tra le pieghe delle proprie giornate i segni della bontà di Dio. Egli ci affida ogni giorno delle persone, piccole anime delicate da scoprire ed educare alla vita cristiana. Ci dona tante famiglie che a loro volta ripongono la loro fiducia nella nostra azione educativa.

Nei lavori di gruppo sono emersi parecchi spunti di riflessione e al contempo si sono tematizzati alcuni insegnamenti utili della nostra cara madre e che desideriamo condividere con tutti i lettori, in particolare con tutti coloro che hanno in qualche modo a che fare con il mondo dell’educazione, sia nella scuola che nella pastorale parrocchiale.

L’attenzione alla persona.

In una raccolta dei suoi scritti rivolti alle suore maestre si legge che l’insegnante <<nelle scuole si trova lanciata in una vita di agitazione, in mezzo ad un minuscolo popolo rumoroso senza avere un istante di riposo, un momento di libertà. Con lo spirito occupato dalle bambine, dai loro bisogni, dagli studi, dalle piccole contrarietà che vi si provano, dai mezzi da usare…>>.

La Madre ci insegna ad essere presenze autentiche e ferme, dei punti di riferimento certi per gli alunni e per le loro famiglie. Occorre avere un’attenzione a 360 gradi per ogni alunno, essere tutte lì, con tutte se stesse. Quasi decentrarsi per essere pienamente presenti con mente e cuore. Non è facile, ma è la necessità urgente dell’educare in un mondo che con troppa celerità cambia repentinamente lasciando il vuoto dei punti di riferimento.

Prima ancora che di nozioni c’è bisogno dunque di una presenza fisica intrisa di attenzione amorevole all’altro, l’educando.

Il danno dell’indipendenza e la docilità.

Madre Maria degli Angeli esortava le insegnanti a non agire con troppa indipendenza. Al di là degli insegnamenti rivolti proprio alle sue religiose questo consiglio ha da dire qualcosa di molto importante a tutta la comunità educante. Non siamo soli, non abbiamo un lavoro da portare avanti per conto nostro. Non siamo qui a caso. Ci troviamo appunto in una comunità che educa proprio perché ha valore la condivisione e la corresponsabilità educativa, un’azione e un intento comune che ci rende docili le une alle altre e al valore incommensurabile di ciascun componente.

Un detto africano dice bene quando ricorda che non educa il singolo ma l’intero villaggio. È la comunità che educa e là dove ci sono discrepanze o disgiunzioni di intenti viene meno l’efficacia educativa. La conseguenza è il rischio della frammentazione che impedisce l’unità interiore alla base di una serena identità personale.

“Lasciate che i pargoli vengano a me”

Giuseppina Operti ci insegna ad accogliere con cura particolare i bambini e le famiglie più problematiche. Sono per noi segni evidenti della misericordia di Dio.

Nel rapporto educativo poi si riceve molto dai bambini. Loro ci costringono a metterci in discussione e a saper tirare fuori capacità nuove. La relazione educativa diviene un’esperienza arricchente che si concretizza in un dare amorevole e materno e in un ricevere attraverso i passi compiuti da chi si educa. È una scommessa sul futuro, perché gratuitamente si semina, si corregge e si raddrizza ciò che porterà frutto a suo tempo.

L’educatrice carmelitana crede nell’immenso valore della giovane età; non solo perché la crescita dei piccoli va riempita di cure, ma anche perché dai bambini si riceve molto più di quanto si dà. Una vera insegnante è colei che sa imparare dai bambini che educa perché respira la semplicità del loro sguardo. E recuperare questa qualità dei piccoli significa diventare a nostra volta trasparenza dell’amore di Dio.

Suor M. Nicoletta del Cuore di Cristo

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