“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5, 17-37).
Con questa affermazione Gesù apre una strada da percorrere nella nostra vita spirituale. Non bastano la legge e il suo rispetto formale a renderci giusti, tanto per sentirci a posto con la coscienza.
C’è una vita autentica solo se si ha cura delle intenzioni che sottostanno ad ogni gesto, ad ogni ritualità e ad ogni scelta fatta.
Gesù sembra dirci in continuazione che dobbiamo andare in profondità e di non accontentarci del perbenismo socialmente condiviso.
É anche quello che San Paolo ha tentato di spiegare ai Romani in merito alla legge. Non basta l’adempimento fedele delle norme e dei precetti per salvarci. Non sono le nostre opere, ma la fede in Cristo e la sua Grazia ad offrirci la vita beata.
Quanti errori si compiono anche nell’educazione cristiana quando si pretende l’adempimento dei precetti morali senza andare all’origine del valore d’amore profondo che li sottende.
Quante volte, poi, ci si lamenta delle persone che predicano bene e razzolano male, ma con il rischio di farsi forti di una falsa giustizia che é quella del formalismo religioso.
Gesù sembra proprio voglia invitarci ad una rivoluzione tra esterno ed interno, tra apparenza e sostanza, superficialità e profondità.
Solo così cambia il nostro sguardo. E comprendiamo che la vera giustizia é quella dell’amore e della misericordia…non solo nei confronti degli altri, ma anche e in primo luogo verso noi stessi.

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